Eugenio Montale

Prof.ssa Francomacaro | Sul tema "guerra tra distruzione e ricostruzione" abbiamo trattato in prima battuta la parte relativa alla "ricostruzione": Calvino, Pavese, Vittorini, e tutti gli autori del neorealismo in letteratura e nel cinema sono quegli autori che hanno scritto della guerra dal punto di vista della ricostruzione e dell'impegno civile che caratterizzeranno gli anni del dopo guerra.
Ungaretti, invece, rappresenta la voce poetica che descrive e denuncia gli orrori della guerra. Lo fa mettendo in evidenza come l'essere umano, e il poeta in particolare, hanno difficoltà a descrivere il dolore e la distruzione che ogni guerra porta con sé. Accanto a Ungaretti, c'è un altro poeta che esprime sentimenti di dolore e angoscia per quanto sta accadendo. Si tratta di Eugenio Montale. Nacque a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante e, anche se con studi irregolari, si diplomò in ragioneria. Nel frattempo lesse tantissimo, in particolare le opere di poeti simbolisti francesi e gli scritti degli Avanguardisti italiani.Non appoggiò mai il regime di Mussolini tanto che nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti. Qualche anno dopo lascia la Liguria per trasferirsi a Firenze dove dirigerà il Gabinetto Vieusseux da cui, nel 1938, verrà allontanato perché privo della tessera fascista. Un anno dopo andò a convivere con Drusilla Tanzi, detta “Mosca”. Dopo la seconda guerra mondiale, incominciò a lavorare come giornalista e critico musicale per il “Corriere dell’informazione” e per il noto “Corriere della sera“. Nel 1962 si sposa con la sua amata e, soltanto un anno dopo, restò vedono. Quattro anni dopo venne nominato senatore a vita. Nel 1975, otterrà il premio Nobel per la letteratura e, qualche anno dopo, nel 1981, morirà.  Gli scritti di Montale sono caratterizzati dalla poetica dell’oggetto: attraverso l’utilizzo del correlativo oggettivo, gli oggetti esprimono stati d’animo (come il “male di vivere”) e sentimenti. La memoria, il ricordo, lo scorrere del tempo sono fonte di strazio, sofferenza e consapevolezza dell’irrecuperabilità dell’ormai passato. I punti fermi della sua poetica sono, appunto, gli oggetti ma anche la figura femminile. Quest’ultima raffigura la donna angelo, la salvezza (Clizia che è in grado di salvare il poeta dalla “bufera” della Guerra), la vitalità e sensualità (Volpe) e infine il buon senso e l’adattarsi alla realtà (Mosca). Per quanto riguarda il lessico, Montale utilizza un linguaggio semplice, caratterizzato da parole di uso comune e quotidiano per esprimere la realtà (in Ossi di seppia, infatti il linguaggio scarno descrive il disagio esistenziale) ma non mancano anche termini più ricercati che rendono le liriche più difficilmente comprensibili (come ad esempio nella raccolta letteraria Occasioni). La metrica (lo studio del verso, degli accenti, della rima e delle strofe) risulta tradizionale ma anche rinnovata con nuove e decise combinazioni.
Vi propongo la visione di un brevissimo video che comincia con questa citazione tratta da un'intervista al poeta: "La Liguria orientale, la terra in cui vissi parte della mia giovinezza, ha questa bellezza scarna, scabra, essenziale e, per istinto, tentai un verso che aderisse a ogni fibra di quel suolo e non senza risultato." 
Questa citazione aiuta ad intuire la corrente letteraria di cui fa parte l'opera di Montale. Di cosa si tratta? E quali sono le parole che ci permettono l'associazione?.
Vi propongo anche la lettura della poesia "Non chiederci la parola" da parte di un grande del teatro e del cinema italiano: Vittorio Gassman.